ESSERE CATECHISTI...VOLER BENE E COESISTERE

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Continua la mia riflessione sulla figura del catechista. Spero di essere utile, portando la mia esperienza ad altre catechiste come me, o a chi si sente chiamato a questo servizio.

Nell'altro post avevo portato le mie riflessioni sull'anima del catechista, e oggi vorrei condividere con voi i miei pensieri sulla relazione con i ragazzi, con i genitori, con tutte le persone con le quali un catechista si trova a confrontarsi.
La mia esperienza, nello specifico, riguarda un cammino che ho iniziato come assistente catechista di ragazzi delle elementari,affiancando una suora molto brava che mi ha insegnato tanto. Ero giovane, avevo 15 anni, tanta vita addosso, tante idee, tanta fiducia, tanta esuberanza.

La più bella esperienza però è arrivata, quando ho seguito dei ragazzi dalla prima elementare alla terza media come catechista "ufficiale" aiutata da una signora e una mamma. Bellissimo! Siamo cresciuti insieme; ancora oggi quei ragazzi rimangono: I MIEI BAMBINI

Poi ho avuto ancora delle esperienze con le medie e infine ora seguo una banda di ragazzini scatenati di 5° elementare...  😄 mi diverto moltissimo!!!

Comunque, tornando a noi. Ci sono un sacco di libri su come comportarci con i ragazzi, un sacco di idee, un sacco di consigli: preti, pedagogisti, psicologi ecc.... per carità tutte cose buone e giuste e di grandissimo aiuto, ma la mia unica e grande regola, che cerco di adottare, è quella che deriva dalla mia esperienza e dalla mia crescita in questo servizio:

VOLERE BENE

" Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri".


Questa è l'unica relazione vincente!!!

Un giorno lontano ( quasi vent'anni fa)  assistetti a una conferenza di Don Domenico Sigalini (allora era ancora don .. oggi è vescovo) e la frase che mi ricordo rivolta ai catechisti fu :

" Non pensate che i ragazzi che vengono a catechismo, siano tutti credenti" ...

Verissimo nel 2000 figuriamo oggi! Non parliamo ai ragazzi come se fossero  i bambini indottrinati dai genitori di 50 anni fa. Essi sono profondamente cambiati, le famiglie sono profondamente cambiate.

VOLERE BENE vuol dire che noi catechisti non ci mettiamo davanti, ma ci mettiamo al loro fianco e li accogliamo, così come sono, senza giudicare perchè non vengono a catechismo sempre, o perche la famiglia viene sempre in chiesa e l'altra no. Noi non possiamo pregiudicare nessun bambino, nessun genitore, nessuna famiglia.

Noi siamo lì solo per voler loro bene e questo vuol dire partecipare alla loro vita, accorgersi se c'è qualcosa che non va, fare attenzione alle nostre parole quando conosciamo la sensibilità dei bambini, accompagnare loro e le famiglie con lo stesso passo con il quale sono in grado di camminare, abbracciarli, abbracciarli spesso.

Per Don Bosco poi, il passo iniziale è rappresentato dall'ascolto e dall'accoglienza, in modo che chi giunge a te, possa rispecchiarsi in uno sguardo buono. Infatti egli diceva: 

Voler loro bene non basta, occorre che si sentano amati.


Oggi c'è un grandissimo bisogno d'amore in tutte le persone e anche bisogno di manifestazioni di amore, perché molto spesso questi ragazzi provengono da settimane di corse e per la scuola, e per lo sport, e per la musica, e per i compiti, e perchè i genitori lavorano e vengono veramente poco abbracciati, baciati, accarezzati.

Facciamo sentire con i gesti che noi vogliamo bene loro, prima di qualsiasi altra catechesi.

A volte trovo catechiste che esigono che la famiglia sia presente sempre , alla messa, alle attività e alla preghiera ma non si può fare così. Si può chiedere certo , invitare sicuramente, ma non lamentarsi e pretendere. L'atteggiamento del pretendere è aggressivo e allontana tutti. E l'errore più grande è di riversarlo sui ragazzi, che poi si sentono in colpa, anche per i genitori che magari non li possono portare.

Non facciamo indagini, statistiche, a volte non è necessario capire come nascono certi comportamenti, a volte bisogna lasciar perdere e dare spazio solo all'affetto:

Mi piace moltissimo la frase del filosofo Martin Buber che dice :

"IL MONDO NON E' COMPRENSIBILE MA ABBRACCIABILE"


Ecco la vera sapienza che desidero per me, saper discernere quando è il momento di lasciare perdere la ricerca di senso e di abbracciare. 

Se voglio bene, educo, invito, assisto e soprattutto mi metto nei loro panni!!!  Noi catechiste attraverso i bambini entriamo nelle famiglie e dobbiamo farlo con estremo rispetto delle storie, a volte anche molto dolorose, che le famiglie si portano sulle spalle. 

Bisogna imparare a comprendere che non tutti hanno potuto fare un cammino di fede, non tutti conoscono la meraviglia dell'annuncio di Gesù e quindi, anche se con tutte le buone intenzioni, è perfettamente normale che i ragazzi vengano a catechismo ma non alla Messa, o che non sappiano farsi il segno della Croce o che ti spiattellino in faccia che loro non credono che veramente Gesù sia dentro il pezzo di pane consacrato. E' coerente con la vita che fanno, sono figli di questo tempo e il catechista spesso cede alla tentazione di ergersi a maestro di vita senza averne assolutamente il diritto.

SAPER COESISTERE
 è l'altra regola che bisognerebbe stamparsi nel cuore. 

Coesistere nel dizionario ha due bellissimi significati:

 1.
Sussistere in reciproco rapporto di compresenza  

2.
Abitare, vivere insieme.

Rapporto di compresenza, abitare... ecco l'atteggiamento giusto nella relazione.
Io credo che il vero catechista crei una sincera relazione, quando sa abitare e costruire un rapporto vero di compresenza nella fiducia reciproca, nella gioia reciproca, nel sostegno reciproco.

Con mio marito seguiamo anche i percorsi di preparazione al battesimo per le famiglie, e come questo è vero per i ragazzi, diventa ancora più vero per le famiglie con bambini piccoli, che si trovano una vita profondamente modificata (soprattutto con il primo figlio). Infatti questi genitori, che prima avevano un' esistenza e convivenza libera, spensierata, ordinata nei tempi di lavoro e di riposo e i tempi in cui dedicarsi alle proprie passioni, improvvisamente sono catapultati in un mondo scandito faticosamente da pannolini, biberon, perdita del sonno, perdita di relazioni ecc...
Non è semplice anche solo trovare una sera in cui trovarsi soli per partecipare al percorso del battesimo e, molti, lo vivono come una fatica in aggiunta. Come non comprenderli?

E' allora che dobbiamo scendere verso il gradino della coesistenza e piano piano aiutarli a capire che un tempo per loro è un momento bellissimo da vivere insieme ma anche tranquillizzarli che se non riescono a partecipare una volta per vari motivi, non importa magari ci si può incontrare in un altro momento, magari ci si può inventare qualcos'altro, per esempio una visita a casa.

E comunque, in ogni situazione di catechesi che ci troviamo a vivere,  sempre, prima di qualsiasi incontro, di qualsiasi parola, confrontiamoci con la vita di Gesù e il suo esempio di relazione con gli uomini. Coesistiamo in Lui nella preghiera e nella profonda umiltà, che fa penetrare il suo Santo Spirito nel nostro cuore, e ci da la capacità di avvicinarci alla perfezione dell'Amore. E preghiamo anche per i nostri ragazzi nella consapevolezza che senza il Signore, noi, non possiamo fare nulla!

E sull'Amore vi lascio una bellissima canzone di qualche anno fa di Syria con un video che rimanda al film dei blues brothers. Un video un pò.. come dire, esilarante, divertente, ma anche significativo!!! Un bacio 





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